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Gazzetta del Sud

04/12/1999

-Impressionante sequenza di intimidazioni ai danni degli imprenditori più in vista I bersagli principali nella zona dei laterizi

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-Francesco Venuto

ROMETTA – Ventisei aprile 1998: la banda del racket presenta le sue credenziali, una bottiglia contenente liquido infiammabile e tre cartucce da caccia, davanti all'abitazione dell'imprenditore Giuseppe La Fauci a Venetico Marina. Giuseppe La Fauci è titolare di uno stabilimento di laterizi situato nel comune di Valdina, nella frazione di Fondachello. Due mesi dopo, il 12 giugno, viene forzato il cancello d'ingresso di un'azienda di Pietro La Fauci, sempre nel comune di Venetico, ma il tentativo di furto, forse per un imprevisto o forse perchè‚ si trattava solo di un'azione dimostrativa, non va in porto. È nel pomeriggio del quindici luglio che la banda del racket rompe gli indugi ed esce allo scoperto, presentandosi negli uffici della fabbrica di laterizi di contrada Filari di Rometta "La quattro" di Pietro La Fauci: i malviventi agiscono a volto coperto, mascherati da passamontagna ed occhiali scuri. Giungono nell'aiuola dello stabilimento intorno alle sedici, a bordo di una “Fiat uno” blu con le targhe mascherate da pezzi di cartone. In due, uno dei quali armato di fucile a canne mozze, scendono dall'utilitaria, un terzo aspetta i compagni al posto di guida con il motore acceso, pronto a partire. L'obiettivo è l'ufficio di direzione della fabbrica dove, nel giro di qualche minuto, i due banditi si fanno consegnare dagli atterriti impiegati, tra i quali c'era anche una donna, quasi undici milioni di lire e preannunciano nuovi blitz. Poi la precipitosa fuga a bordo della Uno verso lo svincolo autostradale di Rometta. È in questa manciata di chilometri che separano contrada Filari dalla SS. 113 che il gruppo di malviventi rivela il suo vero obiettivo: infatti l'auto per qualche istante si arresta davanti al cancello della villa dell'imprenditore appena rapinato, a poche centinaia di metri dalla fabbrica, in una zona panoramica ma isolata. Dal finestrino di uno sportello uno dei tre uomini muove le canne di un fucile in direzione del cancello e spara due colpi in sequenza, forando la lamiera del grande portone, spessa almeno tre centimetri e centrando anche il video citofono. Una firma e un segnale apparso inequivocabile, diretto all'imprenditore il cui nome è legato al processo di sviluppo del settore dei laterizi registrato negli ultimi decenni. Il giorno dopo appeso al cancello dello stabilimento "La quattro" un laconico cartello: "Chiuso per rapina e sparatoria", e per qualche giorno i lavoratori temono, a causa di un possibile disimpegno del loro datore di lavoro, di restare disoccupati. Il 9 settembre si registra l'ennesimo grave attentato ai danni dell'imprenditore Giuseppe La Fauci: nella sua fabbrica di Fondachello Valdina, al confine con il comune di Venetico, intorno alle due di notte due uomini incappucciati ed armati entrano nello stabilimento denominato "La Fauci argilla". Superati i muri di recinzione si mettono subito alla ricerca dell'unico "fuochista" di turno quella notte, Giuseppe Geraci, 57 anni, un operaio addetto ai forni. Rintracciano il lavoratore e lo aggrediscono trascinandolo con violenza sino ad uno spazio all'interno dello stabilimento dove si trovavano parcheggiate tutte la automobili di proprietà della famiglia La Fauci. Versano la benzina sulle carrozzerie delle quattro berline e appiccano il fuoco. Geraci è costretto ad assistere a tutte le fasi del blitz malavitoso e appena accenna ad una reazione viene malmenato e rapinato di una catena d'oro e di 80 mila lire che aveva nel portafoglio. Dopo la fuga dei banditi a Geraci non resta che dare l'allarme e alcuni abitanti della zona si danno un gran da fare per spegnere le auto in fiamme, tra l'altro molto vicine ad un'abitazione dove vivono due anziane congiunte di La Fauci. A pochi metri dalle fiamme c'era anche un bombolone del gas. Anche in questo caso la famiglia dell'imprenditore che ha investito molte risorse per adattare gli impianti alle nuove esigenze del mercato, si dimostra disorientata, preoccupata per il futuro lavorativo dell'azienda, anche se la parola d'ordine è andare avanti anche per le famiglie dei quindici operai a cui dava lavoro. Il 9 novembre Giuseppe La Fauci è preso ancora di mira con l'incendio di due escavatori di sua proprietà a Venetico. Il 24 novembre viene preso di mira un locale pubblico di Scala Torregrotta, "La Trappola", i cui arredi vengono dati alle fiamme risultando completamente distrutti. Il 1998, specialmente per gli imprenditori del settore dei laterizi, e per i La Fauci in particolare, è stato un anno da dimenticare. La recrudescenza delle azioni intimidatorie dirette alle poche attività produttive ancora in piedi nell'asse Rometta-Scala Torregrotta tra le altre cose coincide con il tentativo di reindustrializzare l'area ex Pirelli e con l'introduzione del contratto d'area. Chiaramente un pessimo biglietto da visita da esibire a chi viene invitato ad insediarsi nell'ex stabilimento della Pirelli. Una situazione alla quale la decisa azioen degli inquirenti e il protocollo di legalità tenta ora di porre concretamente rimedio.

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