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Gazzetta del Sud

05/01/2002

rometta marea / Violazione delle leggi ambientali Sigilli allo stabilimento di laterizi “La Quattro”

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Tonino Battaglia

ROMETTA – Operazione della polizia municipale di Messina ieri mattina a Rometta Marea, nella fabbrica di laterizi “La Quattro” di proprietà dell'imprenditore Francesco La Fauci. Su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Sidoti, il gip Carmelo Cucurullo ha infatti disposto il sequestro preventivo di alcune strutture dello stabilimento, con l'ipotesi d'accusa di violazioni ambientali. Tre i reati contestati: deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi; invasione di terreni ed edifici; deturpamento e imbrattamento di cose altrui. Contestata anche la violazione del decreto Ronchi. Ad intervenire è stata la Sezione ambientale dei vigili urbani del capoluogo (che su delega della magistratura si sta specializzando sempre più frequentemente ad operare anche fuori dal territorio cittadino), al comando del tenente Aldo Bruzzano e coordinata dal comandante del Corpo Calogero Ferlisi. Gli agenti hanno apposto sigilli ai forni, agli essiccatori e a una discarica abusiva nelle vicinanze della fabbrica, i cui detriti di varia natura andavano a riversarsi in un corso d'acqua che scorre nelle vicinanze. L'inchiesta era partita lo scorso luglio, sulla scorta di esposti da parte di cittadini (che successivamente hanno costituito un comitato) delle zone limitrofe alla fabbrica di laterizi, che da tempo lamentavano gli effetti nocivi dei fumi che fuoriuscivano dalle ciminiere dello stabilimento e della discarica di detriti adiacente. Tutte immissioni che avrebbero recato danni alla qualità dell'aria e delle coltivazioni nell'area circostante lo stabilimento. Infatti, l'azienda “La Quattro” – molto conosciuta nella fascia tirrenica – sorge in una zona (contrada Filari) dove sussistono diversi terreni adibiti a coltivazione agricola. La perizia effettuata da due esperti ambientali, Mauro Sanna e Angelo Stoli, rispettivamente di Roma e Augusta, ha poi rivelato che l'effetto inquinante degli scarichi dello stabilimento oltrepassava effettivamente i livelli di guardia, violando le norme previste dal decreto Ronchi. Da qui il sequestro preventivo ordinato dal gip Carmelo Cucurullo. «Il rammarico – commenta il rappresentante locale di Legambiente, Giuseppe Pino –, è che si sia dovuto attendere l'intervento della magistratura per porre freno a questa situazione, quando sarebbe doveroso prendere preventivamente tutte le precauzioni necessarie per non nuocere alla salute dei cittadini». Non è stato possibile sentire il punto di vista del proprietario dello stabilimento. In ogni caso, per ottenere la revoca del provvedimento di sequestro a scopo preventivo, l'azienda di laterizi romettese sarà costretta ora ad elaborare un progetto esecutivo che preveda la messa a norma degli impianti e il loro conseguente adeguamento agli standard fissati per legge.

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